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Porta antipanico

Le porte antipanico sono un elemento indispensabile, per consentire alle persone di evacuare un luogo ormai pericoloso.

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Porte antipanico: quando si parla di sicurezza in caso di emergenza

La sicurezza in caso di emergenza.

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Quando si parla di sicurezza in caso di emergenza, le porte antipanico sono il primo elemento che viene in mente per consentire alle persone di evacuare un luogo ormai pericoloso.

Si tratta di serramenti che devono tuttavia possedere delle specifiche caratteristiche, sia in termini di normativa nazionale ed europea, sia come caratteristiche di realizzazione, in modo che l’utilizzo avvenga nella maniera più semplice possibile, ottenendo in breve tempo il risultato sperato.
In questo articolo vedremo nel dettaglio come sono costruiti tali dispositivi e quali sono le regole da rispettare per essere nel rispetto delle norme di legge.
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Porte antipanico 1
Porte antipanico 2
Porte antipanico 3

PORTE ANTIPANICO E USCITE DI EMERGENZA

Quando una porta antipanico è certificata secondo la normativa

Partendo dalla normativa, l’articolo 3 del D.M. 3 novembre 2004 definisce come uscita di emergenza una via di fuga priva di ostacoli, attraverso la quale gli individui possano spostarsi da un luogo divenuto potenzialmente o effettivamente pericoloso in uno sicuro.
In questo ambito si inserisce perfettamente la questione delle porte antipanico, che devono essere necessariamente installate in alcune location all’interno delle quali transitano molte persone, come determinati luoghi di lavoro o di aggregazione.
L’obbligo di tale installazione riguarda principalmente la problematica della prevenzione incendi, poiché in caso di rogo è necessario avere a disposizione una strada sgombra e semplice da percorrere per mettersi al sicuro.
La problematica è stata nuovamente dibattuta nel decreto del 03/02/2006 e nell’allegato IV del D.Lgs 81/2008, dove si specificano le caratteristiche che deve possedere un dispositivo di questo genere per essere considerato perfettamente aderente ai criteri di legge.
Come vedremo nel dettaglio, viene stabilito un range di grandezza, una tipologia di apertura accettata e il tipo di segnaletica idonea, così che tutti gli elementi concorrano al perseguimento della sicurezza delle persone che si trovano nella zona limitrofa.

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Le caratteristiche di una porta antipanico certificata

Le porte di sicurezza devono obbligatoriamente presentare alcune specifiche caratteristiche, che le rendono idonee al proprio compito e a norma di legge.
Il primo punto espresso nel decreto è quello della liberazione del passaggio da ogni tipo di ingombro, così che sia possibile percorrere l’uscita senza rallentare il deflusso dei presenti.
In base alla grandezza dell’edificio, inoltre, devono essere la quantità giusta per assicurare l’uscita di tutti i lavoratori presenti, che non debbono trovarsi a una distanza eccessiva dalla via più semplice per scappare.
Ogni serramento deve essere poi indicato attraverso una segnaletica specifica, che riporti esattamente il luogo di collocazione dell’uscita di emergenza e sia universalmente comprensibile a tutti i presenti.
In caso di incendio, poi, è possibile che venga meno la corrente elettrica e quindi l’illuminazione, pertanto è opportuno che sia presente una luminosità accessoria che si attivi in caso di necessità e renda il percorso accessibile a tutti.
Riguardo le dimensioni, l’altezza della porta antipanico non deve essere inferiore a due metri per consentire il deflusso a tutti i presenti.
Il senso di apertura, invece, segue quello dell’esodo così da facilitare il movimento ed evitare di fungere da pericoloso ostacolo.
Gresia è un marchio leader nel settore, che ormai da molti anni si occupa della realizzazione di dispositivi di questo genere, rispettando perfettamente le regole sopracitate in modo da realizzare una porta antipanico perfettamente a regola d’arte.

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Le tipologie e le aperture di una porta antipanico

La caratteristica principale di una porta antipanico è la presenza di un maniglione, solitamente di colore rosso, che permette l’apertura del vano se viene spinto con una certa pressione.
Riguardo al tipo di apertura, questa può essere battente, a una a due ante in base alla larghezza del serramento, che solitamente viene scelta in base alla mole di persone che possono essere ospitate insieme all’interno della struttura e che pertanto necessitano di essere messe in salvo in caso di pericolo.
Un’altra soluzione è invece quella delle porte scorrevoli, solitamente automatiche e piuttosto sensibili alla presenza di individui.
Vengono installate nei centri commerciali e negli immobili pubblici, mentre sono sconsigliate in tutte quelle location dove gli incendi sono possibili e possono avvenire con uno scoppio.
La terza via è quella della porta con apertura battente girevole, che tuttavia risulta leggermente più macchinosa rispetto alle altre e meno idonea a favorire il deflusso degli individui da un’area pericolosa a una più sicura.

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Porte antipanico: qual è la normativa da seguire?

Per poter procedere a norma di legge e scegliere la porta antipanico idonea alle proprie esigenze, di seguito citiamo l’intera normativa inerente alla materia.
Il primo esempio di legislazione in merito da seguire sono le Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, espresse all’art. 14 del P.R. 547/1955.
Successivamente troviamo il Regolamento di attuazione della direttiva 89/106/CEE relativa ai prodotti da costruzione, che dal 1993 prevede che ogni porta antipanico riporti una marcatura CE, il Lgs. 626/1994, che regola le uscite di sicurezza nei luoghi di lavoro e nei locali commerciali, il DM del 10 marzo 1998, che specifica ancora meglio le caratteristiche delle uscite di sicurezza in caso di incendio e le misure da prendere per garantire un corretto deflusso di coloro che si trovano all’interno.
Il Testo unico sulla salute e sicurezza del lavoro è invece del 2008 e offre una serie di norme complete e fino a questo momento definitive, da seguire alla lettera sia per rendere il luogo idoneo dal punto di vista normativo, sia sicuro da quello pratico.

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Quale normativa disciplina la tipologia dei maniglioni

L’aspetto essenziale di una porta antipanico è proprio la presenza di un maniglione a norma di legge, regolato secondo diverse disposizioni che sono state diramate nel tempo per garantirne il massimo dell’efficacia.
Secondo la normativa UNI EN 1125, prendendo come riferimento una porta alta 2,5 metri e larga 1,3 metri, lo spessore di questo elemento deve essere compreso in un range da 900 a 1100 mm, così da risultare efficace in caso di pericolo.
Sono varie le tipologie di maniglioni consentite secondo il D.M. 3 marzo 2004, regolate secondo le norme UNI EN 179:2008 e UNI EN 1125:2008, da seguire alla lettera per evitare di incappare in multe e organizzare uno spazio che non sia perfettamente idoneo alla fuga.

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Qual è la differenza tra via di sicurezza e uscita di emergenza

La differenza tra questi due concetti è piuttosto sottile e riguarda principalmente il tipo di percorso che viene svolto.
Nel caso della via di sicurezza, si tratta di un vero e proprio tragitto che porta da un luogo potenzialmente o effettivamente pericoloso a uno maggiormente tranquillo.
L’uscita di emergenza consiste invece in una porta antipanico fisica, che deve essere oltrepassata per trovarsi in una zona più protetta.
Pertanto, l’uscita di sicurezza altro non è che la strada che conduce all’uscita di emergenza, cioè il varco che consente di mettersi al riparo.
Si tratta quindi di due elementi connessi fra loro, uno dipendente dall’altro, dei quali bisogna tenere conto con attenzione quando si progetta la prevenzione incendi di un edificio.

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Quali certificazioni deve possedere un'uscita di emergenza con porta antipanico?

L’ente preposto al controllo delle vie di fuga e alla loro validazione sono i Vigili del Fuoco, che si recheranno sul posto per eseguire un accurato sopralluogo e successivamente stilare una relazione.
Le porte antipanico montate devono necessariamente essere marcate CE e riportare quindi la dicitura VVCP1, poiché mancando questo elemento potrebbe anche essere negato il rilascio del certificato di agibilità, necessario poi la commercializzazione dell’immobile o del locale commerciale in futuro.

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Esiste una differenza tra la dicitura CE per le comuni porte finestre e per le uscite di emergenza?

Nel caso delle comuni porte finestre, è ugualmente necessario che avvenga la verifica VVCP di tipo 3, che prevede esclusivamente un controllo della produzione in fabbrica e delle prove di tipo da parte di un ente specifico o del fornitore.
Più ricco è invece il percorso che porta alla certificazione VVCP1 di una porta antipanico e quindi di una via di fuga, poiché prevede i criteri precedentemente citati con l’aggiunta di l’ispezione della fabbrica, la sorveglianza continua di un ente e le prove su campioni.
Si tratta infatti di un procedimento delicato, che deve essere eseguito in ogni sua fase e ripetuto periodicamente per risultare valido a norma di legge.

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